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Ne è passato di tempo da quel set di debutto diretto nel 1997 da Sergio Rubini, e tante e diverse sono state le donne che Giovanna Mezzogiorno, figlia d’arte nata dal matrimonio di Cecilia Sacchi e di Vittorio, ha regalato in questi anni al grande schermo: iniziata appunto al cinema con “Il viaggio...

manuelina
04/04/2008 21:19

Ne è passato di tempo da quel set di debutto diretto nel 1997 da Sergio Rubini, e tante e diverse sono state le donne che Giovanna Mezzogiorno, figlia d’arte nata dal matrimonio di Cecilia Sacchi e di Vittorio, ha regalato in questi anni al grande schermo: iniziata appunto al cinema con “Il viaggio della sposa”, che peraltro le fece vincere all’epoca l’ambito Premio Vespasiano come miglior interprete femminile, l’attrice romana, classe 1974 e carisma di scena da vendere, ha inanellato una pellicola dietro l’altra, tra cui lo struggente “Del perduto amore”del 1998 e il celeberrimo “L’ultimo bacio” del regista-rivelazione Gabriele Muccino, al punto da arrivare a costruirsi una solida fama di artista di talento dal curriculum di tutto rispetto, ponderato nelle scelte e mirato in termini di sceneggiature di qualità. [attachment=294] Vista di recente in produzioni internazionali come “L'amore ai tempi del colera" e "The Palermo Shooting" di Wim Wenders, la Mezzogiorno ci riprova adesso con un ruolo da protagonista nella nuova storia di Bellocchio, che si chiamerà “Vincere” e che la vedrà cimentarsi nei drammatici quanto sfortunati panni della trentina Ida Dalser, amante del giovane e impetuoso Mussolini nonché madre di Benito Albino, figlio naturale suo e del futuro Duce che, aimè, troverà la morte nel 1942 per “marasma” durante il suo internato coatto in un manicomio di Milano, a distanza di appena 5 anni dalla madre, che lo aveva preceduto finendo i suoi giorni tra le mura di un ricovero psichiatrico, ufficialmente a causa di un’emorragia celebrale. [attachment=295] Il via alle riprese del film, che verrà sovvenzionato da una produzione italo-francese e che dovrebbe essere ultimato in tempo per essere presentato al Festival del Cinema di Berlino dell’anno prossimo, verrà dato verosimilmente durante la prima settimana del mese di maggio, e si cercherà così di raccontare al grande pubblico, dopo decenni di incredibile oblio, la vicenda di questa donna innamorata e maltrattata, amante e madre fedele ma vittima di un uomo e di un momento storico che non avrebbero esitato a sacrificarla in nome di un’ascesa al potere che avrebbe potuto essere danneggiato dalla sua esistenza ormai diventata scomoda e soprattutto da tutto quello che lei, compagna abbandonata e sostenitrice di azioni politiche rinnegate del duce, di fatto rappresentava. [attachment=296] Anna Dalser, nata a Sopramonte, in Trentino, era figlia del sindaco del paese e proprietaria di un salone di bellezza: piuttosto colta, affascinante e di carattere, incontrò fatalmente Benito Mussolini per caso, durante un comizio e intorno al 1913, anno in cui lui era ancora direttore del giornale socialista “L’Avanti!”. Negli anni dell’ascesa la Dalser sostenne il suo uomo, sia in termini di appoggio morale che finanziario, ma quando la posta nel gioco del potere cominciò a farsi più alta non ci fu all’improvviso più spazio né per lei, né per il bambino. Ida si spense a Venezia dopo una vera e propria persecuzione di giudici e medici burattini, rovinata così come il figlio che probabilmente dovette subire l’internamento in manicomio dopo gli effetti devastanti di una terapia shock a base di insulina somministrata in dosi massicce. Si alzino dunque il sipario e con esso il velo di omertà su questa storia, a cui ormai non si può più rimediare ma almeno strappare all’oblio, attraverso un film che vuole essere in parte un atto di giustizia dovuto a chi poca ne ha avuta in vita ma soprattutto un omaggio ad una donna che ha lottato, amato ma, purtroppo, non ce l’ha fatta. [attachment=297]



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