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Eutanasia negata


Chantal Sebire ha 52 anni, 3 figli ed ha fatto l’insegnante per una vita: chi la conosce la descrive come una donna che è sempre stata energica e vitale, gentile, piuttosto decisa e con un bel sorriso luminoso che però adesso si è lentamente spento, travolto da un male che ha aggredito la sua...

manuelina
15/03/2008 11:48

Chantal Sebire ha 52 anni, 3 figli ed ha fatto l’insegnante per una vita: chi la conosce la descrive come una donna che è sempre stata energica e vitale, gentile, piuttosto decisa e con un bel sorriso luminoso che però adesso si è lentamente spento, travolto da un male che ha aggredito la sua esistenza senza concedere possibilità di appello e che risponde al nome di cancro al viso. Questo tipo di tumore, in verità piuttosto raro, mina i tessuti facciali portando ad una degenerazione progressiva, irreversibile e soprattutto dolorosissima: Chantal Sebire ha a tutt’oggi perso la vista, l’olfatto ed un aspetto normale, e sulle immagini concesse alla stampa stringe fra le mani una fotografia in cui c’è la sé stessa di una volta, la donna che era stata prima che il male oscuro le piombasse addosso prendendosi la sua faccia, la sua serenità, la sua vita. [attachment=270] Questa donna piegata dalla sofferenza, che da sola si definisce come “divorata dal dolore”, è perfettamente consapevole di non avere speranze di guarigione e, sfinita dal cancro che continua implacabile a torturare il suo corpo, ha chiesto al suo governo di concederle il permesso di poter procedere ad una morte assistita, richiesta finora di fatto respinta e soltanto parzialmente accolta, quantomeno a livello formale, con l’offerta di una sedazione terminale. In merito a questa faccenda il primo ministro francese in persona, Francois Fillon, ha ribadito che la Costituzione nazionale non consente l’eutanasia ma piuttosto prevede, in linea con la legge Leonetti del 2005, la sola eventuale sospensione dei trattamenti, rimarcando la proposta di alleviare le sofferenze della Sebire attraverso una sorta di coma indotto che possa attutire il dolore fino al sopraggiungimento della morte naturale. La diretta interessata, che con molto coraggio ha deciso di affrontare i media mostrando pubblicamente le deformazione della malattia per chiedere attenzione e aiuto, ha deciso tuttavia di respingere con forza questa soluzione spiegando alla stampa: “Perderei la conoscenza. Quello che la medicina mi propone attualmente è sprofondare in uno stato semi-comatoso per cercare di mitigare il mio dolore con analgesici in forti dosi, visto che non sopporto la morfina. Così mi si prolungherebbe la vita e mi manterrebbero sedata, in attesa della morte. Respingo questa possibilità, perché non si adatta al mio temperamento e a quello che patisco. Non voglio che i miei tre figli mi vedano in quello stato. Sono solo io a soffrire e sono io a dover decidere. Chiedo solo il diritto di potere anticipare la morte". [attachment=271] Quanto al verdetto finale, sottoposto in questi giorni al vaglio dei magistrati del tribunale di Digione e atteso per la fine della prossima settimana, la Sebire ha fatto sapere che se il permesso per l’eutanasia le venisse negato, si vedrà costretta a raggiungere la Svizzera, dove il suicidio assistito è legalmente permesso e dove peraltro ha già spedito tutta la documentazione necessaria. Per quel che vale, vorrei esprimere grande solidarietà a questa donna sfortunata che sta lottando fino alla fine e che adesso chiede soltanto di essere liberata dal dolore e di andarsene con dignità: è forse chiedere troppo?



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